Il tesoro delle Mesetas

Questa sera si entra nel vivo del Camino, questa sera ci si inoltra nelle Mesetas…

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Il tesoro delle Mesetas
Fromista, Mercoledì 13 Agosto 2008
[ Giorno 4 ]

Partenza:                             Villafranca Montes de Oca, ore 07.30
Arrivo:                                 Fromista, ore 17,30
Tempo:                                6h 55m 37s
Vel. media:                          16,0 km/h
Vel. max:                             50,1 km/h
Km:                                      111,22 km [ 383,9 tot. ]

“Dietro a un miraggio c’è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare”

( F. De Gregori  , Viaggi & Miraggi )

en el medio de las Mesetas...

La notte è più che mai turbolenta… Il dormitorio per l’occasione organizza un contest internazionale di russamento tra cui spicca la prestazione maiuscola dell’anglo-tedesco cui va il premio honoris causa nella categoria fuori concorso. La vicenda assume un carattere grottesco quando, nel mezzo della notte, le voci soliste sono ben quattro e a ritmo alternato: il resto della camerata, svegliata dal concerto, non può far altro che ridere in compagnia!

Archiviata la nottata, ci si mette in cammino ed è subito durissima, dopo appena qualche centinaia di metri si inizia a scalare i Montes de Oca. Un freddo polare e il versante completamente in ombra fanno dell’Alto de la Pedraja uno scoglio impegnativo, considerando poi il precoce orario mattutino. Non senza soffrire, giungiamo in vetta all’Alto, pedalando su un particolare fondo sterrato molto argilloso dal tipico colore aranciato e ci consideriamo fortunati nel constatare che se fosse piovuto, la salita sarebbe stata improponibile a causa della palude di fango che si sarebbe venuta a creare.

Raniero in quel di St. Juan de Ortega

Dopo aver incrociato una pellegrina italiana con delle scarpe incredibilmente inadatte al Camino, cominciamo a scendere giungendo nel frattempo allo storico borgo di St. Juan de la Ortega. Qui sostiamo per alcune foto di rito, anche se oltre alla chiesa e a due case non c’è altro da vedere. Una volta rifiatato, concludiamo la discesa e in quel di Atapuerca ritroviamo e salutiamo Loretta e Nancy alle prese con la loro prima colazione. Realizziamo che in questo paese si trova il più antico e famoso sito preistorico della penisola iberica, dato che qui sono state trovate le più antiche tracce umane di homo sapiens e respiriamo un po’ di sana storia antica.

la croce in cima alla Sierra de Atapuerca

Non c’è tempo per rilassarsi troppo che subito si riparte alla volta della Sierra Atapuerca. Questo Alto si rivela molto ostico per la decisa pendenza e per il finale caratterizzato da grosse pietre sparse che rendono il percorso difficile e scomodo. E’ in questo frangente che io e Diego coniamo La Prima Legge di Santiago Apostolo ai Pellegrini: “Alto=Urta!”, viste le ultime esperienze con gli Alti del Camino. Alla sommità della Sierra troviamo una grande croce di legno come monumento e dopo il solito rituale fotografico, puntiamo verso Burgos che già si scorge sulla linea dell’orizzonte.

Ci scoliamo una decina di km meravigliosi tutti in discesa e giungiamo alla periferia della famosa città spagnola, passando a fianco anche dell’aeroporto in costruzione. Percorriamo un’altra buona manciata di km su asfalto, inimmaginabili percorsi da un pedone, e finalmente giungiamo al centro di Burgos che, a parte l’arcinota cattedrale, si rivela ben al di sotto delle aspettative.

Diego davanti alla cattedrale di Burgos

Fermiamo per una doverosa sosta e approfittiamo per realizzare un’autentica libagione come seconda colazione. Rimedio una delusione perché non riesco ad incontrare un’amica fotografa di nome Beatriz, con la quale mi ero dato appuntamento nella sua città natale. In compenso, di fronte alla cattedrale, conosciamo un bolognese molto simpatico, ( che avremmo poi reincontrato in vetta alla Cruz de Hierro e in quel di Ponferrada ) che durante i convenevoli trova necessario dover specificare la sua origine, nonostante la chiarezza lampante del suo accento!

Hontanas

Usciamo da Burgos macinando ancora parecchio asfalto e, con il continuo alternarsi di piccoli paesi a campi sterminati, entriamo definitivamente nel territorio delle Mesetas.

Mesetas....

In uno di questi, Hontanas, piccolo ma grazioso borgo sperduto en el medio de la nada, decidiamo di fermarci per il pranzo. Mangiamo in un ristorante-hostal gestito da una “forcella” olandese che, anni fa, stregata dal Camino, ha deciso di vivere e lavorare in una località percorsa dai pellegrini, per poter continuare a respirare ogni giorno lo spirito di Santiago.

Raniero sotto l'arco de los Antonianos

Digerita la sopa de ajo, ricaricata la borraccia presso una fontanella, incrociamo per l’ultima volta lo sguardo della olandese e ci rimettiamo in strada, salutando questo bel posto e la sua bella gente. Pedaliamo tranquilli per un buon tratto e giungiamo in prossimità della caratteristica e graziosa cittadina di Castrojeriz, passando prima sotto l’arco de los Antonianos facente parte dei resti dell’Hospital de San Anton. Non facciamo tempo ad uscire dalla città che già ci si prospetta innanzi la minaccia dell’Alto de Mosterales, salita conosciuta meglio con il nome di Matamulos per la sua micidiale pendenza che in antichità faceva desistere persino i muli che trasportavano i pellegrini a Compostela.

Castrojeriz

Nonostante la breve distanza coperta dall’Alto, la Matamulos ci uccide e in particolar modo le mie ginocchia accusano un colpo pesante, aggravando la mia sofferenza che dal secondo giorno non mi dà tregua. Dopo questa fatica, ci prendiamo un momento di descanso, per poi ripartire nel cuore delle Mesetas. L’ultimo tratto è caratterizzato da campi bruciati, sole cocente e da un simpatico continuo sorpassarsi tra noi e una coppia di ragazzi spagnoli che giravano inspiegabilmente senza credenziale.

il Canale di Castiglia prima di Fromista

Preceduti da un bel tratto in cui si costeggia il Canale di Castiglia che unisce la Castiglia all’Oceano, arriviamo a Fromista dove decidiamo di fermarci. In ostello ritroviamo gli spagnoli che decidono finalmente di farsi la credencial e conosciamo una coppia di Barcelona che sta facendo fare il cammino al figlio che avrà al più 10 anni. Proprio un niño de oro !

La sera, ceniamo dalla Marisa con la quale ci facciamo una splendida chiacchierata in lingua e poi stanchi per le fatiche della giornata, ci corichiamo piuttosto presto. Domani si continua la corsa verso Ovest e sarà ancora Mesetas, ancora tanta polvere da ingoiare lungo il cammino verso Santiago.

4 Risposte a “Il tesoro delle Mesetas”


  1. 1 chiara.u 12 maggio 2009 alle 19:26

    che paesaggi… ma forse l’ho già detto! forse è meglio se leggo e sto zitta, prima di dire banalità :)
    ciao Raniero!!

    • 2 ranierodixit 12 maggio 2009 alle 19:52

      ciao! beh guarda, i paesaggi sono incantevoli fino alla fine! peccato essermi perso l’opportunità di fotografare la Galizia causa tappone a dir poco monsonico….( una delle ultime puntate… )…per il resto la meraviglia dei paesaggi la farà sempre da padrona!
      ciaooo!

  2. 3 chiara.u 13 maggio 2009 alle 14:03

    Ciao Raniero! Se hai voglia di passare da me ho un premio da farti avere! Hasta luego :)


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