Comunicazione di servizio n.2

Ciao!
Perdonate la mia assenza prolungata e imperdonabile.
Un mese trafelato che tra esposizioni, incidenti in bicicletta e lavoro mi ha letteralmente tolto l’anima.
Lunedì parto le vacanze e tornerò operativo verso fine Agosto.
A settembre con molta probabilità lavorerò finalmente al mio sito personale, per cui non so che fine farà questo spazio!
Probabilmente continuerà a vivere come parte del main site!

ciao a tutti e buone vacanze!!

Parole che fanno bene

All’indomani della tornata elettorale, non posso che essere contento dello splendido risultato dell’Italia dei Valori, delle elezioni al parlamento europeo di coloro che ho votato e in cui credo.

A coloro invece che lo hanno ancora votato, lascio queste parole tratte dall’ultimo album di Niccolò Fabi.
La canzone si intitola: Parole che fanno bene

parlo per me per il mio paese
per quella parte che tace e non dice
che gli soffoca in gola uno strillo
per lo sgomento di uno spettacolo indegno
per cui paga e non lo ha scelto
di chi segue il bastone del pastore o l’etichetta dov’è scritto il proprio nome
e se costruire il futuro è inginocchiarsi ed accendere un cero complimenti davvero
e pascoliamo pascoliamo e pure in un campo a caso e che sia vicino a casa
e migriamo soltanto dal divano al davanzale prigionieri con il terrore di essere liberati di essere liberi
caro mercato ti vedo costretto
ad offrirci ogni giorno cio che non ti e’ richiesto per il tuo bisogno per il tuo commercio
la merce marcisce nei supermercati
davanti a intestini accorciati di uomini obesi annoiati e ossessionati dalla forma
ossessionati dalla norma

non ci siamo non ci siamo non ci siamo
allora una parola lanciata nel mare con un motivo ed un salvagente che semplicemente fa il suo dovere, una parola che non affonda che magari genera un’onda che increspa il piattume e che lava il letame

Tierra de Campos

Raniero è tornato, e si torna subito on the road sulla strada verso Santiago…

Leggi la << puntata precedente
[ Tutte le puntate ]

Tierra de Campos
Virgen del Camino, Giovedì 14 Agosto 2008
[ Giorno 5 ]

Partenza: Fromista, ore 07.45
Arrivo:
Virgen del Camino, ore 18,45
Tempo:
7h 36m 48s
Vel. media:
16,8 km/h
Vel. max:
45,7 km/h
Km:
127,69 km [ 511,6 tot. ]

” Tu che sei in viaggio, sono le tue orme la strada, nient’altro;
Tu che sei in viaggio, non sei su una strada, la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada e girandoti indietro vedrai il sentiero che mai più calpesterai.
Tu che sei in viaggio, non hai una strada, ma solo scie nel mare.

( Antonio Machado )

Nella notte, l’INC ( International Noise Conspiracy ), ovvero la setta segreta dei russatori, ci continua a perseguitare: gli spagnoli, notiamo, si prodigano elegantemente in veri e propri notturni voli pindarici musicali.

La tappa del quinto giorno è la più lunga sia in termini di distanza percorsa che di tempo impiegato a percorrerla: una intensa giornata attraverso le Mesetas per approdare in serata a Leòn. La partenza viene ritardata da un “piccolo” inconveniente: dopo appena pochissimi metri, Diego si accorge di aver bucato e quindi, con calma e pazienza si adopera, con la sua proverbiale manualità, a cambiare la camera d’aria.

Diego buca...

Risolto il problema, inforchiamo i nostri mezzi e ripartiamo con fiducia, sperando in cuor nostro che non accadano altre grane fino a Santiago. Durante questa ripartenza coniamo La Seconda Legge di Santiago Apostolo ai Pellegrini: “ Ripartenza e tutto sgrenza. Porta pazienza! “ ( sgrenzare in dialetto veneto significa fare attrito, essere imballato, non essere sciolto ).

girasoli

La strada è pianeggiante e maciniamo km ne las tierras de campos passando per terreni pianeggianti, campi infiniti e distese di girasoli. Raggiungiamo e superiamo due italiani di Milano che avevano pernottato con noi a Fromista e che evidentemente erano partiti molto prima di noi, e piuttosto agevolmente approdiamo a Carrion de los Condes, dove sostiamo per una breve pausa. Continuiamo poi il percorso sul manto asfaltato che costeggia parallelamente il Camino anche dove quest’ultimo ricalca le orme dell’antica Via Aquitania, strada romana caratterizzata da pietre irregolari.

el peloton

Prima di arrivare a Sahagùn avviene una cosa bellissima: in un tratto di strada asfaltata, veniamo a formare, quasi per magia, un mitico peloton costituito da tutte quelle persone che bene o male avevamo incrociato nei giorni precedenti. Ritroviamo le trentine Loretta e Nancy, i catalani di Girona con i quali intratteniamo una piacevola chiacchierata, il Capriolo di Albacete e un gruppetto di italiani; ritrovarsi per caso in gruppo nel mezzo delle Mesetas e condividere le proprie esperienze ci sembra la cosa più positiva e piacevole della giornata.

tierra de campos

Per rompere la monotonia del viaggio e soprattutto per vincere la fame, ci fermiamo a Sahagun, la città dalla strana chiesa molto alta, dove presso una pasticceria rivediamo un’arzilla coppia di vecchietti spagnoli che già avevamo incrociato più volte e che poi avremmo reincontrato in quel di Compostela. Dopo altri km pianeggianti di sole in faccia, di vento contro e di nulla intorno decidiamo di pranzare in un posto dimenticato da Dio, ma che noi non avremo poi più dimenticato: El Burgo Raneros. Tale paesello, infatti, costituito da due case e un ristorante, ancora oggi è responsabile del mio soprannome Raniero, legato ad una “oscura” storia di rane e rutti…

prima di Leon

E’ il 14 Agosto ed è il compleanno di Anna, la mia ex-ragazza di Lleida, e terminato il pranzo le faccio una telefonata di auguri prima di rimetterci nel Camino. Il pomeriggio fila via liscio e dopo un paio d’ore arriviamo in prossimità di Leòn, dove in cima ad una salita ritroviamo Loretta e Nancy. Quest’ultima è dolorante al tendine d’Achille ed io fornito di una mezza farmacia ambulante, le dò un po’ della mia miracolosa crema azzurra usata dai Marines come panacea per tutti i mali.

leon

E’ questione di poco che giungiamo in centro a Leòn capitanando un piccolo gruppo di italiani nell’ingresso alla città. Arrivati dinanzi alla bella cattedrale, il peloton si scioglie in quanti molti decidono subito di mettersi alla ricerca di un ostello e le trentine ci invitano ad un caffè. Salutate le ragazze con la promessa di rivedersi a Santiago, ci apprestiamo ad uscire da Leòn dato che la situazione alloggi nelle grandi città è sempre problematica. Riusciamo, non senza difficoltà stradali e faticose rampe in salita, ad uscire dal caos di Leòn e piuttosto tardi rispetto ai nostri canoni, decidiamo di fermarci in quel di Virgen del Camino, piccolo paese ne las afueras.

leon caffe

L’ostello è carino, vive delle donazioni dei pellegrini e possiede un grande giardino che sfruttiamo per pulire le nostre bici. La cosa più curiosa dell’albergue è che sembra non avere acqua fredda, ma solo acqua calda! La sera ceniamo in un ristorantino molto spartano dove mangiamo piuttosto bene e un simpatico cameriere ci parla in italiano non essendocene comunque bisogno!
Torniamo all’hostal molto presto in quanto la giornata è stata molto lunga e anche perchè domani non vi saranno più le pianeggianti Mesetas ad aspettarci, bensì il penultimo grosso ostacolo: la Cruz de Hierro.

A la cama, a dormir!

Comunicazione di servizio n.1

Signori e signore, conoscenti e non, fans accaniti e semplici consultatori,
impegni professionali e personali mi stanno tenendo distante da questi spazi mio malgrado.

A breve, l’attività riprenderà col suo solito ritmo.
Non temete!

Ciao e un abbraccio a tutti/e!

Risotto alle fragole e menta

risotto alle fragole e menta

Ieri sera avevo voglia di fare qualcosa di classico, ma con un tocco di personalizzazione che non guasta mai. Così, ricordandomi delle fragole in frigo quasi prossime al trapasso a miglior vita, ho deciso di abbinarle con della menta piperita che coltivo gelosamente da un paio di settimane.

fragole

Non proprio sperimentale questa ricetta, ma devo dire che il risultato è stato davvero stupefacente per la morbidezza del gusto e per la rotondità dei sapori. Anche perchè il mix di dolce e salato assieme alla freschezza della menta creano veramente una squisita esperienza gustativa. Provate e poi mi direte! 😉

menta

Veniamo alla semplicissima ricetta.

Ingredienti: ( per due persone )

160 gr. di riso Carnaroli super fino o Vialone Nano
15 fragole circa
4+2 foglie di menta piperita
brodo vegetale / carne
cipolla tritata
burro
olio d’oliva, sale, pepe e timo
vino bianco
crema di balsamic
o


La ricetta è veramente facile facile. Si parte la sera prima immergendo due fragole in un bicchiere di vino bianco e lasciandole macerare per almeno 24 ore di modo che si crei il vino delle fragole.

Portate ad ebollizione il brodo vegetale o di carne ( o si usa il semplice dado oppure carota cipolla e sedano ) e iniziate a cucinare a fuoco basso le fragole tagliate a pezzetti su una pentola in cui avrete versato dell’olio di oliva e della cipolla tagliata finemente. Dopo un paio di minuti di cottura, versate il riso e metà bicchiere del vino delle fragole e tostatelo per mezzo minuto a fuoco vivo; quindi, mescolate con costanza cuocendo il riso a fuoco medio-basso continuando ad aggiungere brodo.

Nel frattempo salate quanto basta, aggiungete pepe e del timo. A metà cottura aggiungete anche la menta spezzettata grossolanamente. Dopo circa 15 minuti o quando il riso sta per diventare al dente, sciogliete una fetta di burro, aggiungete un paio di fragole tagliate a pezzettini e condite con un po’ di crema di balsamico. Quindi, mantecate alla fine a fuoco vivo con il restante vino delle fragole.

Servite il risotto in un piatto liscio accompagnato da un goccio di crema di balsamico a parte e un paio di fragole aperte a metà con una fogliolina di menta.

risotto

Vi ricordo che c’è una pagina dedicata a tutte le ricette proposte quì.
Quì trovate tutte le creazioni culinarie!

Cosa sono le nuvole

Imperfection_by_Metiu

Scusate la latitanza, ma al lavoro mi stanno cuocendo a fuoco vivo e poi questa settimana c’è l’appuntamento imperdibile di Vicenza Jazz e per un appassionato di musica jazz come me vuol dire essere in pista quasi ogni sera.

Ieri sono andato al nuovo teatro comunale di Vicenza ( sulla cui acustica cannata platealmente in pieno si potrebbe scrivere un altro post ) a sentire Stefano Bollani, forse attualmente il miglior pianista jazz della scena italiana. Bellissimo il teatro, strapieno di gente, accrediti in mano ( eh eh 😉 ) e gran bella serata!

Il concerto si è diviso in tre parti: piano solo, duo con Irene Grandi e chiusura in quintetto con I Visionari. La parte che di gran lunga mi è piaciuta di più è stata sicuramente quella di piano solo: Bollani è un gigante del piano e lo dimostra non solo con la tecnica impeccabile e a tratti sbalorditiva, ma anche con un tocco delicatissimo. Una mano sinistra impressionante ha accompagnato temi sempre cantabili e un insolito reiterato uso della sordina, facendo vibrare solo una corda, ha pulito i bassi, asciugato il suono rendendolo vellutato e creato la possibilità di bellissime dinamiche sonore.

E’ durante questa parte del concerto che sono stato colpito da una meravigliosa canzone. Bollani, per l’occasione diventato anche cantante, ha proposto un testo di Pasolini musicato da Modugno, dal titolo Cosa sono le nuvole. Un’interpretazione da brivido che mi ha fatto letteralmente innamorare di questo testo, così poetico, così intenso. Eccovi le parole:


Cosa sono le nuvole
Che io possa esser dannato
se non ti amo
e se così non fosse
non capirei più niente
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

ahh ma l’erba soavemente delicata
di un profumo che da gli spasimi
ahh tu non fossi mai nata
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso
perciò io vi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta

ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura
l’unico e tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così


Poi la serata è continuata in duo con Irene Grandi: nessuna sorpresa nel constatare che non è decisamente il suo genere. Grottesche le sue movenze da bigliettaia del Tagadà, nel tentativo di riempire un cantato sufficiente, ma totalmente privo di personalità e di timbro swing o jazz. Il quintetto, poi, nella sua bravura esecutiva ha messo in luce un ottimo giovane batterista e ha confermato che il trombonista Gianluca Petrella è ben lontano dal giovane bopper che alcuni anni fa la critica acclamava come l’erede europeo di Jay Jay Johnson. Probabilmente la fama lo sta un po’ rovinando.

Il concerto si è concluso con un bis. Il cabarettista che è in Bollani ( davvero uno showman che fa sbellicare dalle risate ) ha chiesto al pubblico una decina di canzoni che poi ha provveduto a condensare in un simpatico medley. Poi, per concludere, ahimè, nel peggiore dei modi, la band al completo ha accompagnato Irene Grandi in una vomitevole interpretazione di I Feel Good, vista l’incapacità da parte della giovane toscana di arrivare  anche solo a metà dell’ottava richiesta dalla canzone…

Tirando le somme, Bollani gigante del pianoforte, uomo da intrattenimento, virtuoso dello strumento e tocco leggero. Ma, per cortesia, da solo.

Il tesoro delle Mesetas

Questa sera si entra nel vivo del Camino, questa sera ci si inoltra nelle Mesetas…

Leggi la << puntata precedente o la puntata successiva >>
[ Tutte le puntate ]

Il tesoro delle Mesetas
Fromista, Mercoledì 13 Agosto 2008
[ Giorno 4 ]

Partenza:                             Villafranca Montes de Oca, ore 07.30
Arrivo:                                 Fromista, ore 17,30
Tempo:                                6h 55m 37s
Vel. media:                          16,0 km/h
Vel. max:                             50,1 km/h
Km:                                      111,22 km [ 383,9 tot. ]

“Dietro a un miraggio c’è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare”

( F. De Gregori  , Viaggi & Miraggi )

en el medio de las Mesetas...

La notte è più che mai turbolenta… Il dormitorio per l’occasione organizza un contest internazionale di russamento tra cui spicca la prestazione maiuscola dell’anglo-tedesco cui va il premio honoris causa nella categoria fuori concorso. La vicenda assume un carattere grottesco quando, nel mezzo della notte, le voci soliste sono ben quattro e a ritmo alternato: il resto della camerata, svegliata dal concerto, non può far altro che ridere in compagnia!

Archiviata la nottata, ci si mette in cammino ed è subito durissima, dopo appena qualche centinaia di metri si inizia a scalare i Montes de Oca. Un freddo polare e il versante completamente in ombra fanno dell’Alto de la Pedraja uno scoglio impegnativo, considerando poi il precoce orario mattutino. Non senza soffrire, giungiamo in vetta all’Alto, pedalando su un particolare fondo sterrato molto argilloso dal tipico colore aranciato e ci consideriamo fortunati nel constatare che se fosse piovuto, la salita sarebbe stata improponibile a causa della palude di fango che si sarebbe venuta a creare.

Raniero in quel di St. Juan de Ortega

Dopo aver incrociato una pellegrina italiana con delle scarpe incredibilmente inadatte al Camino, cominciamo a scendere giungendo nel frattempo allo storico borgo di St. Juan de la Ortega. Qui sostiamo per alcune foto di rito, anche se oltre alla chiesa e a due case non c’è altro da vedere. Una volta rifiatato, concludiamo la discesa e in quel di Atapuerca ritroviamo e salutiamo Loretta e Nancy alle prese con la loro prima colazione. Realizziamo che in questo paese si trova il più antico e famoso sito preistorico della penisola iberica, dato che qui sono state trovate le più antiche tracce umane di homo sapiens e respiriamo un po’ di sana storia antica.

la croce in cima alla Sierra de Atapuerca

Non c’è tempo per rilassarsi troppo che subito si riparte alla volta della Sierra Atapuerca. Questo Alto si rivela molto ostico per la decisa pendenza e per il finale caratterizzato da grosse pietre sparse che rendono il percorso difficile e scomodo. E’ in questo frangente che io e Diego coniamo La Prima Legge di Santiago Apostolo ai Pellegrini: “Alto=Urta!”, viste le ultime esperienze con gli Alti del Camino. Alla sommità della Sierra troviamo una grande croce di legno come monumento e dopo il solito rituale fotografico, puntiamo verso Burgos che già si scorge sulla linea dell’orizzonte.

Ci scoliamo una decina di km meravigliosi tutti in discesa e giungiamo alla periferia della famosa città spagnola, passando a fianco anche dell’aeroporto in costruzione. Percorriamo un’altra buona manciata di km su asfalto, inimmaginabili percorsi da un pedone, e finalmente giungiamo al centro di Burgos che, a parte l’arcinota cattedrale, si rivela ben al di sotto delle aspettative.

Diego davanti alla cattedrale di Burgos

Fermiamo per una doverosa sosta e approfittiamo per realizzare un’autentica libagione come seconda colazione. Rimedio una delusione perché non riesco ad incontrare un’amica fotografa di nome Beatriz, con la quale mi ero dato appuntamento nella sua città natale. In compenso, di fronte alla cattedrale, conosciamo un bolognese molto simpatico, ( che avremmo poi reincontrato in vetta alla Cruz de Hierro e in quel di Ponferrada ) che durante i convenevoli trova necessario dover specificare la sua origine, nonostante la chiarezza lampante del suo accento!

Hontanas

Usciamo da Burgos macinando ancora parecchio asfalto e, con il continuo alternarsi di piccoli paesi a campi sterminati, entriamo definitivamente nel territorio delle Mesetas.

Mesetas....

In uno di questi, Hontanas, piccolo ma grazioso borgo sperduto en el medio de la nada, decidiamo di fermarci per il pranzo. Mangiamo in un ristorante-hostal gestito da una “forcella” olandese che, anni fa, stregata dal Camino, ha deciso di vivere e lavorare in una località percorsa dai pellegrini, per poter continuare a respirare ogni giorno lo spirito di Santiago.

Raniero sotto l'arco de los Antonianos

Digerita la sopa de ajo, ricaricata la borraccia presso una fontanella, incrociamo per l’ultima volta lo sguardo della olandese e ci rimettiamo in strada, salutando questo bel posto e la sua bella gente. Pedaliamo tranquilli per un buon tratto e giungiamo in prossimità della caratteristica e graziosa cittadina di Castrojeriz, passando prima sotto l’arco de los Antonianos facente parte dei resti dell’Hospital de San Anton. Non facciamo tempo ad uscire dalla città che già ci si prospetta innanzi la minaccia dell’Alto de Mosterales, salita conosciuta meglio con il nome di Matamulos per la sua micidiale pendenza che in antichità faceva desistere persino i muli che trasportavano i pellegrini a Compostela.

Castrojeriz

Nonostante la breve distanza coperta dall’Alto, la Matamulos ci uccide e in particolar modo le mie ginocchia accusano un colpo pesante, aggravando la mia sofferenza che dal secondo giorno non mi dà tregua. Dopo questa fatica, ci prendiamo un momento di descanso, per poi ripartire nel cuore delle Mesetas. L’ultimo tratto è caratterizzato da campi bruciati, sole cocente e da un simpatico continuo sorpassarsi tra noi e una coppia di ragazzi spagnoli che giravano inspiegabilmente senza credenziale.

il Canale di Castiglia prima di Fromista

Preceduti da un bel tratto in cui si costeggia il Canale di Castiglia che unisce la Castiglia all’Oceano, arriviamo a Fromista dove decidiamo di fermarci. In ostello ritroviamo gli spagnoli che decidono finalmente di farsi la credencial e conosciamo una coppia di Barcelona che sta facendo fare il cammino al figlio che avrà al più 10 anni. Proprio un niño de oro !

La sera, ceniamo dalla Marisa con la quale ci facciamo una splendida chiacchierata in lingua e poi stanchi per le fatiche della giornata, ci corichiamo piuttosto presto. Domani si continua la corsa verso Ovest e sarà ancora Mesetas, ancora tanta polvere da ingoiare lungo il cammino verso Santiago.

El camino del viento

Oggi si arriva ad un passo da Burgos…

Leggi la << puntata precedente o la puntata successiva >>
[ Tutte le puntate ]

El camino del viento
Villafranca Montes de Oca, Martedì 12 Agosto 2008
[ Giorno 3 ]

Partenza:               Logroño, ore 07.30
Arrivo:                   Villafranca Montes de Oca, ore 18,00
Tempo:                  7h 06m 35s
Vel. media:           13,0 km/h
Vel. max:              47,7 km/h
Km:                       92,88 km [ 272,6 tot. ]

“Viaggiare? Per viaggiare basta esistere.
Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione,
nel treno del mio corpo, o nel mio destino,
affacciato sulle strade e sulle piazze,
sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi
come in fondo sono i paesaggi”

( F. Pessoa, da “ Il libro dell’inquietudine “ )

toro

Ci svegliamo come di consueto molto presto e vaghiamo un buon quarto d’ora per le strade di Logroño alla ricerca di un bar aperto per la colazione. Dopo una disperata ricerca, troviamo ristoro in un caldo baretto dove a servirci c’è una forcella riojana d’altri tempi. Rinfrancati nello stomaco e allietati nello spirito, iniziamo la tappa, dirigendoci verso l’uscita della città. Quì merita una menzione particolare l’ayuntamiento del capoluogo della Rioja, perché la ripresa del Camino in strade non cittadine è molto bella, facile e ben segnata. Dopo esserci fermati a fotografare un classico gigante toro spagnolo , proseguiamo senza problemi fino a Najera, percorrendo una parte piuttosto facile e campestre. Il tempo atmosferico minaccia pericolosamente ma, a parte qualche sparuto sprazzo di pioggia, fortunatamente ci grazia dai temuti copiosi acquazzoni.

el arcoiris

Riesco anche ad immortalare in foto uno splendido arcobaleno e a metà mattinata giungiamo a Najera, paesino di dubbia bellezza in mezzo al nulla più nichilistico di Nietzche. Affamati come antilopi, ci fermiamo in un piccolo supermercato e ci riforniamo di barrette che, da quel momento in poi, ci avrebbero sponsorizzato e salvato dagli stenti in più occasioni nel resto del viaggio. Io ne approfitto anche per individuare una farmacia in cerca di un antinfiammatorio: le mie ginocchia iniziano a dar segnali preoccupanti e nemmeno la miracolosa crema azzurrina dei Marines riesce ad alleviare il mio dolore.

verso Santo Domingo de la Calzada

Uscendo da Najera perdiamo alcune indicazioni e così facendo evitiamo per sbaglio una salita impegnativa. In compenso incappiamo in una strada provinciale molto trafficata di camion che dopo una ventina di km ci porta ad Azofra. Da quest’ultimo borgo in poi fino a Santo Domingo de la Calzada incontriamo un acerrimo nemico che anche nei giorni seguenti non ci avrebbe dato scampo: il vento contro! La salita, infatti, fino a Santo Domingo è un’autentica agonia; un continuo saliscendi, passando per piccoli borghi fantasma come Cirueña e terre desolate sferzate da un vento che non ci dà tregua fino all’ora di pranzo.

contro le forze della natura

Sostiamo, infatti, al riparo dalle insistenze del vento, in quel di Santo Domingo, cittadina caratteristica e intrisa di storia antica e io ne approfitto per fare una bella ma breve pennichella all’ombra di un piccolo parchetto. All’uscita del paese incrociamo una coppia italiana in moto: senza dubbio il modo più comodo per percorrere la strada verso il Campus Stellae… Nel pomeriggio confidiamo nella clemenza del vento, ma quest’ultimo non accenna a diminuire rendendo molto più faticoso un tragitto di per sé piuttosto abbordabile.

totem

Varchiamo la regione della Castilla y Leòn e all’ombra di un totem turistico-informativo nel mezzo della desolazione più pura, facciamo conoscenza con due catalani di Girona che poi avremmo reincontrato più avanti nel proseguio del cammino. Il tema della conversazione è, a parte le battute iniziali di presentazione, la meta finale della giornata ovvero il famoso: “ donde llegais hoy? “. Loro ci comunicano di voler arrivare a Burgos e noi increduli, sapendo che da lì sarebbero stati perlomeno altri 50 km, ridiamo sotto i baffi, consci dell’impossibilità della cosa.

-576 km alla meta....

Proseguiamo imperterriti senza soste, superando i simpatici amici catalani, ( a Burgos entro stasera eh? ) fino a Belorado dove riposiamo presso un hostal nuovo e carino, gestito da una gran bella forcella però di innata antipatia. Terminato il doveroso pit-stop, continuiamo per un’altra decina di chilometri ed esausti ci fermiamo in quel di Villafranca Montes de Oca. Ques’ultimo è un piccolissimo ma discreto borgo di passaggio per i camionisti, fatto da un gruppo di case, una chiesa e un ristorante. Alloggiamo presso il dormitorio del Ayuntamiento e a cena incontriamo per la prima volta Loretta e Nancy, due italiane di Trento molto simpatiche e socievoli che avremmo ritrovato in quel di Leòn e a Santiago e con le quali abbiamo stretto una bella amicizia.

lo spagnolo di barça sulla sx, la donna italiana dei 30 e sulla dx le trentine

Prima di coricarci, veniamo a conoscenza di un tipo spagnolo di Barcelona veramente simpatico che si lamentava con un’italiana per aver percorso solo 30 km quel giorno, in quanto stanco e provato per le tappe precedenti. Quest’ultima di contro gli stava ribattendo che in realtà lei stava percorrendo il Camino ad una media di 30 km al giorno… Beata sincerità! Dopo aver inveito contro due spagnoli casinisti, il dormitorio spegne le luci: tutti a dormire. Domani ad attenderci ci saranno le famigerate mesetas, cuore pulsante del cammino del vento e delle stelle.

villafranca montes de oca

Seratina aromatica

Che bello tornare a casa dal lavoro, fare aperitivo con del vino rosso e con delle scaglie di grana e mentre l’aria suona Jack Johnson e poi Ben Harper, sperimentare in cucina in assoluta calma! E poco mi importa che abbia finito soltanto poco fa e che mi sia dovuto lavare a mano un sacco di roba! E’ la qualità del tempo che conta, non la quantità e quello speso in cucina ad imparare un po’ per volta come valorizzare tutti i frutti della terra è qualcosa di impagabile! Poi lavare i piatti con i Foo Fighters diventa quasi una goduria! 😉

Come avrete notato dal blogroll quì a lato o anche da alcuni link che vi ho segnalato, un blog che seguo molto è quello di Sigrid, una ragazza che ha origini in Belgio. Quest’ultima recentemente mi ha fatto venire una voglia pazzesca di comprarmi le piantine aromatiche: a casa mia ora sto crescendo la salvia, il prezzemolo, il timo, il basilico e la menta piperita. 😀

Poi destino ha voluto che oggi Sigrid postasse una ricetta accessibile a me neofita, ma allo stesso tempo molto stuzzicante. Quindi, ho deciso di dedicare la serata agli aromi delle erbe e mi son lanciato con le due seguenti ricette che ho tratto liberamente dal suo sito e che io ho leggermente modificato in alcune parti.

potato & Herb cakes

Potato & Herb Cakes
Ingredienti per una persona
patate 2/3
parmigiano grattugiato 2 cucchiai
uova 1 + 1
farina 2-3 cucchiai
pangrattato
burro 1 cucchiaio
erbe fresche un pugnetto
sale & pepe

Cuocere le patate in acqua fredda facendole bollire con la buccia per un 10 min-un quarto d’ora. Scolare, lasciar raffreddare e pelare ( occhio a non ustionarsi le mani quando pelate le patate ). Direttamente in una padella antiaderente schiacciare le patate con un cucchiaio di legno, aggiungere un uovo sbattuto, il parmigiano, il burro fuso, sale & pepe e infine un generoso trito di erbe fresche ( io quì ci ho messo timo, prezzemolo, prezzemolo, basilico e un’idea di menta ). Io poi, personalmente ho aggiunto dell’aglio e della cipolla finemente tritati. Aggiungere circa due cucchiai di farina o quanto basta per ottenere un insieme piuttosto sodo. Formare le tortine a mano o con delle formine, passarli nella farina messa in un altro recipiente, poi nel secondo uovo sbattuto a parte e infine nel pangrattato. Lasciar riposare le tortine al fresco per un’oretta e poi cuocerle su entrambi i lati in una padella antiaderente con un filo d’olio d’oliva finché non diventano dorate.

Io diciamo che essendo alle prime esperienze con la farina me la sono cavata egregiamente ma mi riservo di consolidare il metodo! La Pia suggerisce di mettere già del pangrattato direttamente nell’impasto; io consiglio comunque di fare le polpette piccole e di fare tanta pratica sul campo! 😀

green smoothie detox

Poi, giusto perchè la patata alla sera potrebbe offendere i puristi della digestione, ho deciso di provare uno smoothie detox. I cuginetti d’oltralpe conoscono ben bene la détox. Détox sarebbero, grosso modo, quei cibi che depurano ma in modo gentile, naturale, e, visto che c’è già una moda degli smoothies ( gli smoothies (letteralmente: dolcezze) sono una bevanda a base di frutta o verdura, che non è però una centrifuga, né un frullato o uno shake… Un purè di frutta di consistenza liquida che è l’ideale in qualunque momento della giornata ), la soluzione più evidente è di farsi del bene preparando appunto dei frullatoni di ciò che si ritenga possa essere benefico e purificante allo stesso tempo.

E, pertanto, mi son lanciato con il:

Green Smoothie Detox

Per quasi due bicchieri, frullare mezza mela verde ( sbucciata e senza semi ), mezzo kiwi, circa 60ml abbondanti di yoghurt magro, un pugnetto di uva bianca ( tolglierne i semi se ne siete in grado… ), mezza pera senza semi, il succo di mezzo lime/limone, due foglioline tritate di menta piperita e due cubetti di ghiaccio. Poi per decorazione si possono mettere due foglie di menta. Et voilà il gioco è fatto!

Ora vado a godermi il meritato riposo dalle fatiche sperimentative! Buona notte a tutti!

Quando il design diventa responsabilità

le recycle bags: particolare del top

Un paio di settimane fa ero a casa del Pari e Diegone, due miei cari amici, ed ho notato queste splendide recycle bags della Seletti, riuscitissimo esempio di eco-design. Io, da convinto sostenitore del riciclaggio, non ho potuto resistere e me le sono comprate; con l’occasione, però, volevo riprendere alcuni aspetti legati ai temi dell’ecologia.

Se il mondo di oggi è in balia di fenomeni naturali sempre più strani e catastrofici è perchè l’ambiente regala frutti, fiori, emozioni mozzafiato, panorami da urlo, fenomeni meravigliosi, ma allo stesso tempo s’incazza e reagisce quando l’uomo, con la sua infinita stupidità, lo maltratta e cerca di distruggerlo per i suoi infimi scopi. Quindi, in questi lidi, volevo richiamare alla vostra attenzione il famoso concetto delle 3R.

Quello che segue è liberamente tratto e modificato da un articolo di Stefano Carnazzi su Lifegate.

recycle bags

Riduci, riusa, ricicla. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si recupera. Le parole d’ordine dei tempi moderni sono scandite dalle “3R”.

Riduci. Riusa. Ricicla. Compiendo questi tre passi nell’ordine, ognuno, un’impresa grande o piccola, un’attività, ogni persona ha tutto da guadagnare in termini di benessere e di salute.

Riduci.
Significa molte cose, a partire dall’eco-design. Per studiare il processo del riciclaggio bisogna partire dalla progettazione. Secondo stime dell’Unione Europea, infatti, l’80% delle ricadute ambientali di un prodotto sono originate in questa fase: quindi durante la progettazione devono essere effettuate le scelte più importanti riguardo i materiali da impiegare, i metodi costruttivi: interessante la strategia “Design for Environment”. Ridurre significa anche ridurre i consumi energetici e aumentare l’efficienza attraverso l’impiego delle migliori tecnologie e affidandoci sempre più alle fonti alternative di energia: le apparecchiature per ufficio oggi consumano l’80% di energia elettrica in meno rispetto alle stesse degli anni Novanta.

Riusa.
Significa pensare a un riutilizzo del prodotto prima di buttarlo. A partire dall’abbandono della filosofia “usa&getta”, è possibile privilegiare gli acquisti durevoli, di qualità, capaci di garantire la massima longevità. Ricaricare, usare “con stile”, attenzione e rispetto, esercitare la creatività per riutilizzare tutto quel che si può per un secondo impiego, garantiscono un impatto più leggero sull’ambiente.

Ricicla.
Dopo aver ridotto e riutilizzato, riciclare significa avviare il prodotto verso un corretto percorso di disassemblaggio e riuso delle sue diverse materie. Vuol dire ridurre i conferimenti in discarica, aiutare l’ambiente, influire positivamente sulla comunità evitando le frequenti “emergenze rifiuti”, incentivare nuove tecnologie e nuove strade progettuali e commerciali.
Per esempio, è il 98% energeticamente più efficiente riciclare una lattina d’alluminio piuttosto che farne una nuova da materie prime grezze. Il vetro ha mille virtù. La carta è facile da raccogliere. Le materie plastiche vengono dal petrolio: riciclandole, ci si risparmia l’uso di combustibili fossili. Infine, si riduce la spazzatura (sporca, disordinata, nociva per l’ambiente e per le acque) e si evita di creare nuove discariche (che nessuno vuole nella sua città).

L’ambiente è di tutti. Rispettiamolo sempre di più e con maggiore responsabilità.
Partendo dalle piccole cose, dai piccoli gesti, dalle azioni che fanno la differenza.
Riduciamo, riutlizziamo, ricicliamo.


RSS Anna escribe

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Alice scrive

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Mara dice

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Il Caffè di Amy

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Il pasto nudo

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
agosto: 2020
L M M G V S D
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Più cliccati

  • Non parlo inglese

  • 9.064 hits

RSS Dall’Estero dicono di noi

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

news del blog

20.04.2009

Il diario del Camino de Santiago è in fase di inserimento

19.04.2009

Il blog è partito